Eraclito

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Telecom Italia e Netflix

10 settembre 2014 alle 10:21

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La notizia di oggi, pubblicata da La Stampa, è che Telecom Italia sarebbe in trattative per portare Netflix in Italia. Ci sono due temi molto rilevanti da sottolineare a margine della notizia. Il primo è che Netflix oggi rappresenta come poche altre società il crinale dell’innovazione. Abitudini di fruizione televisiva, asincronie comunicative, streaming vs. download, tempo reale e on demand sono sottoposti, da qualche anno, ad una intensa rivisitazione un po’ ovunque nel mondo (anche se molto meno in Italia ma ci arriveremo). Per una società come Telecom Italia partecipare dall’interno a queste nuove frontiere è comunque fondamentale sia in qualità di fornitore di infrastruttura sia in quello di mediatore di contenuti. Il secondo aspetto è appunto relativo a questa sorta di dualismo irrisolto che le aziende di comunicazione sono chiamate ad affrontare da un decennio. Da un lato si aprono infiniti e complessi problemi di responsabilità aziendale e di aderenza a norme comunitarie spesso non chiarissime (uno sopra su tutti quelle della net neutrality) dall’altro il gestore della infrastruttura mette le mani, per forza di cose, su un numero rilevante di questioni che riguardano i rapporti con la propria clientela. E anche questo è un punto ferale. Perché più che un ruolo aggiuntivo di stampo editoriale i fornitori di piattaforma godranno di una nuova funzione di garanzia verso gli utenti dei servizi che veicolano.

 
 

Rinascimento digitale italiano?

5 agosto 2014 alle 11:52

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Quasi tutti i giornali italiani pubblicano in questi giorni i numeri prodotto da Deloitte sui rapporti fra tecnologia e dieta mediatica. È il secondo anno che l’Italia viene compreso nel panel dei Paesi sotto esame e i risultati presentati disegnano una nazione in grande mutazione digitale. Eccoli:

Tablet: 58% italiani ne possiede uno (nel 2013 erano il 38%)

Internet prima fonte di intrattenimento (77%) (tv 47%, libri 34% cinema 21%)

Penetrazione smartphone 85% (nel 2013 72%)

Penetrazione notebook 77% (nel 2013 85%)

C’è un solo piccolo grande problema: la ricerca è stata effettuata mediante interviste on line. E questo forse aiuta a spiegare alcune cose.

 
 

La crescita di Google a scuola

21 luglio 2014 alle 10:27



Comunque la si pensi su Google, era ed è piuttosto evidente che i Chromebook, come Eraclito ha scritto più volte in questi anni, sono terminali molto adatti ad un utilizzo educativo e scolastico. Se la didattica passa, in una misura più o meno rilevante, attraverso l’utilizzo della rete Internet allora servono terminali economici, semplici e molto orientati agli strumenti di rete (mappe, condivisioni di documenti, web). Strumenti che tolgano complessità invece che aggiungerne e che rispetto ai tablet abbiano più vaste possibilità di utilizzo legate alla presenza della tastiera fisica. Così oggi ci si accorge che negli ultimi mesi Google ha venduto 1 milione di Chromebook alle scuole e che la sua posizione nel business del digitale a scuole inizia a fare grande e solida concorrenza a Apple e Microsoft.


Microsoft and Apple should be concerned about Google’s success in schools. Once students get used to working with Google’s products, after all, they are likely to stick with them as they grow older. Apple and Microsoft used to play this game very well with its discounts for schools, but it feels like Google has clearly learned from this and is now a real challenger in this space.



(via techcrunch)

 
 

Il futuro è di tutti

10 luglio 2014 alle 11:09

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Oggi pomeriggio alla Triennale a Milano Telecom Italia presenta il suo nuovo sito corporate. A margine si parlerà di innovazione ambiente e cultura:


Il ruolo dell’innovazione
con
Carlo Alberto Carnevale Maffè – Università Bocconi
Francesco Morace – Future Concept Lab
Luca Sofri – Il Post

Creare valore condiviso per l’Ambiente e il Sociale
con
Donatella Bianchi – WWF Italia
Valerio Neri – Save the Children Italia

Il ruolo della cultura
con
Giuseppe Laterza – Editori Laterza
Hou Hanru – MAXXI

Alle ore 20:00 presentazione del nuovo sito corporate telecomitalia.com con Marcella Logli, Direttore CSR Telecom Italia e Segretario Generale Fondazione Telecom Italia

Alle ore 20:10 intervento di Giuseppe Recchi, Presidente.

Per chi ci sarà ci vediamo lì. Per tutto il resto c’è lo streaming (qui).

 
 

Se anche Google piange

18 giugno 2014 alle 10:43

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Dentro le pagine meno in evidenza della rassegna stampa di oggi si celano piccoli segni del futuro prossimo della rete Internet italiana. Passi il modesto accesso ai siti di news sul web (i cui dati sono sostanzialmente stabili da qualche anno), passi il calo degli accessi alla rete da connessioni fisse, passi il record continentale di divario digitale culturale che distingue l’Italia dagli altri paesi europei. La notizia di oggi, in un trafiletto di Milano Finanza, è che Google Italia ha mostrato ricavi e profitti in calo passando dai 52 milioni di incassi del 2012 ai 49 del 2013, con un utile sceso da 2,57 milioni a 1,86.


Se anche Google, il quasi monopolista della pubblicità online, arretra in Italia, allora forse è davvero il caso di comprendere che il tema dell’arretratezza complessiva di questo Paese nei confronti dell’accesso alla rete è un nodo che non può più essere ignorato. Piange Google ma piangiamo soprattutto tutti noi.

 
 

Il ruolo delle telco dopo Snowden

9 giugno 2014 alle 10:38

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Il documento che Vodafone ha pubblicato con i dati sulle richieste da parte dei governi ha scatenato moltissime polemiche, in particolar modo relative a quelle nazioni nelle quali le agenzie di sicurezza hanno accesso diretto alle informazioni senza la preventiva autorizzazione di un magistrato. Ma a parte questo, ed a parte la notizia del numero straordinariamente alto di richieste che Vodafone riceve in Italia, l’importanza di un simile attestato di (parziale) trasparenza aziendale è molto importante in sé e vale per ogni compagnia telefonica. Perché dopo il caso Snowden-NSA, dopo gli imbarazzi e le (flebili) prese di distanza delle grandi aziende Internet come Google, Yahoo e Facebook, è sempre più urgente ridefinire con chiarezza ruoli e responsabilità.

A differenza delle aziende web il cui interesse commerciale per i dati confligge e si mescola in maniera netta con quelli delle agenzie di sicurezza nazionale, le compagnie telefoniche possono e devono diventare il vero punto di svolta delle relazioni fra cittadini e potere. Immaginarsi soggetti terzi a garanzia delle opzioni di tutti, quelle di sicurezza nazionale da un lato e quelle di riseervatezza dei cittadini dall’altra, è uno dei ruoli cardine dei gestori dell’infrastruttura di rete per il prossimo futuro. Una nuova equidistanza a tutela della democrazia che diventa anche modello di business e di reputazione.

 
 

La fine dell’email?

3 giugno 2014 alle 9:26

Dopo i blog, dati per morti una decina di volte negli ultimi anni, ora pare sia il turno della posta elettronica. Che è antica barbosa e poco utilizzata dai giovani. In un bell’articolo di Luca Castelli su La Stampa si cita il caso dell’Università di Exeter, nel sud dell’Inghilterra, dove il vicerettore afferma che non è più il caso di mandare email agli studenti:


“Non ha più senso inviare email agli studenti”, ammette il vicerettore Sir Steve Smith. “Ormai entrano in contatto con noi attraverso i social media, soprattutto Twitter. Per questo abbiamo dovuto assumere un team di addetti stampa e laureati esperti di social network, attivo ventiquattro ore su ventiquattro”.



Anche all’Università di Birmingham sembrano essere d’accordo:


“Per questa generazione è il modo normale di comunicare e le loro aspettative sono molto alte”, conferma Katie Connolly, responsabile della comunicazione e del marketing digitale dell’università di Birmingham. “Non puoi lasciare domande senza risposta sui social media. Non puoi lasciare niente in sospeso per una o due settimane. L’email è troppo lenta”.



Che la mail sia “lenta” è in ogni caso un’affermazione curiosa. Anche i DM su Twitter lo sono se il nostro interlocutore ci risponderà dopo una settimana.

 
 
 
 

Intersezioni

30 maggio 2014 alle 11:20

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Due notizie apparentemente lontanissime, di importanza molto differente, ma unite da un filo comune. Segnala Roberto Venturini che su Hulu mentre si guarda un film sarà possibile ordinare una pizza a domicilio da Pizza Hut.


Idea semplicissima: in una cultura come quella statunitense, davanti alla TV mangi la pizza. E la pizza la ordini al telefono oppure online – dovendo affiancare un second screen, second device alla TV (una complicazione). E la pizza la ordini quando? Beh, per non perderti il godimento dello spettacolo, durante le pause pubblicitarie.


La seconda notizia è quella, ben più importante, della messa online da parte di Google di un modulo per richiedere la rimozione di voci dal motore che riguardino i singoli utenti. In ottemperanza ad una sentenza molto discussa della Corte Europea sul cosiddetto diritto all’oblio. Anche in questo caso la piattaforma accetta di farsi editore dei propri risultati non solo nei casi eccezionali legati alle violazioni di legge.




google-modulo

La natura stessa della rete crea mescolamenti e nuove intersezioni. Gestirne la portata apre nuove opportunità e contemporaneamente crea nuovi vincoli. Dobbiamo ancora capire se potremo ordinare la pizza dal tablet durante la pubblicità, aggiungendo valore per tutti, mentre nello stesso istante, da qualche altra parte, qualcun altro un altro spicchio di valore starà cercando di toglierlo.

 
 

#PandaRossa

27 maggio 2014 alle 10:21

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(via antonio pavolini su Instagram)

 

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Massimo MantelliniL'autore di Manteblogscrive su Telecom Italia
Chi è Massimo Mantellini

Massimo Mantellini è uno dei più noti commentatori della rete italiana. Blogger, editorialista per Punto Informatico, L'Espresso e IlSole24ore, si occupa da oltre un decennio dei temi legati al diritto all'accesso, alla cultura informatica e alla politica delle reti.

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    La differenza è che a un messaggio in Twitter non puoi piú rispondere dopo una settimana, perché ...
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