Eraclito

 

Il fratello buono

29 marzo alle 19:19

La discussione molto ampia in corso in questi giorni sulla rete italiana sulla (eventuale) fine dei blog è certamente una discussione ciclica che si ripete da anni. Così come da anni si continua a discutere sulla capacità (o meno) dei contenuti prodotti dai blogger di emergere, condizionando l’agenda informativa del Paese. Per molti – me ne rendo conto – si tratta di temi leggermente barbosi. Io penso invece che per Telecom Italia siano temi da seguire con attenzione, perchè attraverso gli orientamenti partecipativi degli utenti della rete è possibile comprendere quali saranno domani le esigenze e le richieste della clientela dei servizi di connettività. Interpretare i segnali deboli dell’orientamento dei bit in rete (la direzione ed il tipo delle conversazioni, il loro tenore, la capacità di creare un sottofondo di idee che crescono e si allargano) aiuta a capire come sarà la Internet di domani e che tipologie di servizi sarà opportuno immaginare. Per questo “interpretare i bisogni” di connessione con opportuno anticipo è una necessità inprescindibile per tutte le compagnie telefoniche. Eppure questa è solo l’ordinaria amministrazione, perche’ il fascino e la grandezza delle telco di domani potrebbe essere quello di incidere direttamente nella crescita culturale dei cittadini in rete. Una sorta di fratello buono del quale avremmo tutti un grande bisogno. Esiste una grande responsabilità in tutto questo. Sia che si scelga di farlo sia che si scelga di non farlo.

10 commenti a “Il fratello buono”
 
Gianni Zecchi scrive:

Massimo,
‘crescita culturale dei cittadini in rete’. Lo sai che più leggo le conversazioni su facebook, twitter, e anche su molti blog, e più vedo per la strada le persone inebetite sul loro iSchermo, o in auto col loro navigatore.
Ecco, penso alla crescita culturale e nutro forti dubbi, e mi stupisco della tua fiducia nelle magnifiche e progressive.
Gianni

@Gianni, non e’ che io non veda quanto descrivi, tuttavia la domanda è: abbiamo alternative migliori per le quali spenderci?

francesco scrive:

Interessante l’idea del fratello buono.

Io di fondo però ho un dubbio a monte che non mi permette ancora di lanciarmi in scenari idilliaci come quello del fratellone: in quale esatto secondo le Telco sono diventate il Male? Perché è inutile nascondere che il 95% della blogo/status-sfera italiana ha assunto un atteggiamento apertamente ostile.

In un recente post di Diegoli addirittura vengono additate come la “controparte”
http://www.minimarketing.it/2011/03/know-camp-ieri-io-la-regione-digitale-piccole-speranze-kc2011.html

Che per costruire una coso-sfera si sia dovuto per forza identificare un nemico?

Chiaramente le Telco non si sono aiutate e devono fare il primo passo, non c’è dubbio, dall’altro lato invece si dovrebbe per lo meno accettare il fatto che non esiste una “coso-sfera” che ha la verità in tasca e sa già come finirà il mondo fra 10 anni.

.mau. scrive:

@francesco: “ha assunto”? Credo che ce l’abbia sempre avuto, anche quando non si chiamava blogosfera ma Region 33 ed eravamo alla fine degli anni ‘80.
(sì, sono affezionato ai corsi e ricorsi storici)

massimo mantellini scrive:

Francesco, come dice .mau., l’atteggiamento ostile della rete verso le telco è vecchio come la rete italiana ed ha avuto negli anni – devo aggiungere- un numero discreto di buone ragioni. La mia idea, che è anche un po’ la ragione di questo blog, è che esista invece una simmetria non episodica fra gli interessi degli utenti della rete e gli interessi delle compagnie di telecomunicazioni e che questo spazio, per quanto possibile, vada esplorato.

Flavio scrive:

Le limitazioni al mobile, le limitazioni all’ADSL, le limitazioni al VoIP… queste aziende guadagnano dai servizi che vendono, che investissero per evitare le “limitazioni”. Invece piangono e fanno piangere.

Andrea scrive:

ha ragione flavio.
mi sembra già abbastanza pagare un collegamento alla rete fissa e uno a quella mobile, se ci mettono pure le limitazioni viene da scappare.
ma soprattutto una domanda: in inghilterra ad un privato cittadino un abbonamento costa molto meno che in italia, escludendo la (incomprensibile) tassa governativa. PERCHÉ?
e poi: perché la linea telefonica è sempre l’ultima utenza ad essere attivata ad un’azienda?
nel caso poi delle aziende attive nell’ITC non ha senso.
prima risolviamo questi problemi, poi lavoriamo insieme al futuro.
(a me non piace criticare, sono per il fare, ma qua non ci permettono nemmeno di fare)

Marco scrive:

No, la storia del “fratello buono” non me la bevo proprio! Non dalla Telecom!

marco scrive:

da marco a Marco: permettimi la curiosità: e da chi te la “berresti”? Hai in mente valide alternative nel settore? E per quali (sicuramente validissimi) motivi? Pura curiosità

andrea bergamini scrive:

@massimo…….hai ragione ……….al 1000%, ma non basta scrivere un blog per migliorare i rapporti con la clientela……….perchè se ho avuto dei problemi di connessione e ho richiesto un equo risarcimento per riceverlo ho dovuto cambiare tlc?io sono stato risarcito ma voi avete perso un cliente…

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Massimo MantelliniL'autore di Manteblogscrive su Telecom Italia
Chi è Massimo Mantellini

Massimo Mantellini è uno dei più noti commentatori della rete italiana. Blogger, editorialista per Punto Informatico, L'Espresso e IlSole24ore, si occupa da oltre un decennio dei temi legati al diritto all'accesso, alla cultura informatica e alla politica delle reti.

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