


4 marzo alle 5:57
Tre domande secche sul futuro degli ebook a Giuseppe Granieri, mio vecchio amico, saggista, grande esperto delle cose della rete e da qualche tempo in una relazione pericolosa con gli ebook, nonchè direttore editoriale della casa editrice 40K.
1) I numeri della penetrazione degli ebook in Italia sono per ora molto bassi (cifr. quelli pubblicati da Antonio Tombolini qualche giorno fa) credi che in un contesto del genere sia comunque giusto che si siano rapidamente create molte piattaforme distributive differenti (Biblet di Telecom Italia, Ibs, Bookrepublic ecc.) o si tratta invece di una tipica reazione a cascata legata ad una percezione del tipo “non possiamo non esserci”
G.G. : Per come la vedo io, i numeri assoluti non sono significativi in questo momento. Ora siamo nella fase in cui si stanno costruendo i ponti tra primi utilizzatori e la prima ondata di massa, come sempre accade nell’adozione delle nuove tecnologie. A ben guardare uno può chiedersi se i numeri di oggi siano significativi solo se ha dei dubbi sul fatto che l’adozione diventerà di massa. Io sono convinto che accadrà, quindi più che sui numeri sono concentrato sui fattori abilitanti e sui fattori che possono rallentare o accelerare l’adozione. Se diamo per scontato che gli ebook saranno adottati fino a diventare la norma, la variabile interessante è capire in quanto tempo e con che velocità. Io la mia birra la scommetto sul fatto che sarà un processo molto più veloce di quanto i segnali sotto gli occhi di tutti facciano pensare.
Quanto alle varie piattaforme di distribuzione e alle varie librerie, non me ne stupisco più di tanto. Il mercato ci sarà ed è normale che tutti tentino di presidiarlo. E, anzi, trovo persino che sia un bene che ce ne siano tante, la concorrenza porterà a servizi migliori e a un’offerta più ampia. Il che significa, nel tempo, maggiore attenzione al lettore e maggiori opportunità per i lettori. Chi lavorerà meglio e saprà costruire la sua credibilità intorno a quello che i lettori vogliono, alla fine vincerà.
2) Io sono entusiasta dei social DRM, hanno un nome orrendo ma mi pare sposino alla perfezione i principi di architettura della condivisione in rete. Tu che ne pensi? Esistono ipotesi migliori, magari sul versante tutela degli interessi degli editori? (visto che la protezione dei social DRM e’ intrinsecamente debole) Pensi poi che, per quanto riguarda i DRM, si stia ripetendo anche in ambito editoriale ciò che è accaduto nell’ultimo decennio in quello musicale? (vale a dire una tendenza ad offrire prodotti via via sempre meno protetti)
G.G. : La mia posizione è molto laica e disincantata. La pirateria (ma io discuterei molto anche sul termine) non la combatti, e se la combatti comunque non la batti. L’accezione volgare dei DRM indica dei pezzi di software che utilizziamo per compensare un tipo di prodotto culturale (duplicabile a costo zero e facilmente distribuibile) che il mercato non è configurato per gestire. L’altro correttivo che usiamo sono le norme (non puoi duplicare questo prodotto perchè è reato).
Tuttavia entrambi i correttivi solo efficaci solo in parte. A me piace pensare che la soluzione sia praticare il giusto prezzo e far accedere al libro i lettori con la massima semplicità. Se agisci in questo modo, ragionevolmente diminuisci il numero di persone motivate a cercare il tuo libro sugli altri canali. Se i prezzi sono alti e un lettore deve litigare con la procedura di acquisto e con tutti i passaggi che lo separano dall’inizio della lettura (perchè magari devi convertire il file, ammattire con i DRM eccetera), probabilmente non stai facendo i tuoi interessi. Poi darei per scontato che se un libro ha successo, una percentuale del successo sfuggirà alle vendite e girerà sui canali alternativi. Non sto assumendo -ovviamente- una posizione che contiene un giudizio di merito, sto provando a descrivere come vedo lo stato delle cose oggi.
Sicuramente uno dei problemi che si porrà in maniera forte è la remunerazione di chi lavora intorno al libro. Dall’autore ai grafici, agli editor, ai traduttori. Siamo portati culturalmente ad identificare un libro col parallelepipedo di carta, ma il valore che c’è in un libro è fatto da tante persone che ne costruiscono il passaggio da testo a prodotto editoriale di qualità. Questo non cambia affatto nella transizione dalla carta all’ebook. Da un editore ci aspettiamo un prodotto ben confezionato, traduzioni, eccetera. Questo va in conflitto, spesso, con la percezione di vulgata che si ha dell’ebook come di una cosa che deve valere molto meno. Se va in crisi questo modello di remunerazione, cominceranno a diminuire i libri fatti bene, le traduzioni degli autori stranieri, e così via. Se diminuiscono i ricavi, presumibilmente aumenta l’attenzione alle spese da sostenere. Sul piano pratico, i nostri ebook sono senza DRM anche su Amazon e ovunque ci sia permesso di scegliere di non adottarli. Quanto ai social DRM, evidentemente sono di parte ma a me la logica di Bookrepublic piace molto, perché collega il lettore all’ex-libris, personalizzando la copia in un modo che piace anche a chi la acquista. Ed è un tipo di ragionamento che, invece di creare problemi come i DRM tradizionali, in futuro potrà collegare al lettore diversi servizi utili. Io vorrei una logica simile in ogni store in cui vendiamo libri.
3) Tu sei un sostenitore di una idea di lettore di testi digitali che sia saldamente connesso ai propri fili di rete e quindi con una attitudine forte alla socializzazione delle proprie letture e all’utilizzo di piattaforme di rete che lo consentano, come ad esempio Goodreads. Non credi che l’esperienza di lettura sia primariamente una esperienza personale e che la conversazione sulle letture sia un ambito sociale successivo e separato?
G.G. : Sono due cose e due momenti diversi. Quando leggi sei solo con l’esperienza immersiva del testo. Ma la lettura ha poi una dimensione culturale che è piacevole da condividere. E’ come quando vai al cinema e poi ne parli con gli amici. O come quando metti sul tuo blog un commento su un disco che ti è piaciuto. I libri, come la musica, come i film, ci danno delle emozioni o ci stimolano delle riflessioni che poi sentiamo di dover condividere.
A me per esempio, da lettore che legge su iPad, manca un collegamento diretto tra il sistema di note ed evidenziazione del testo e il mio blog. Mi piacerebbe un sacco poter evidenziare un passaggio, commentare il brano, premere un tastino e farne un post sul blog. Ma forse per chi è iscritto ai miei feed è meglio così
Molto nel mio piccolo sto testando Biblet, l’e-reader di Telecom Italia, vi ho letto su ” Il Cuore e la Spada” di Vespa, un libro che come dimensioni è un mattone mentre è stato più comodo leggerlo così e anche il romanzo “Siamo solo amici”, tra l’altro uscito da poco, li hoacquistati senza carta di credito ma con il credito residuo della Tim, non è stata una brutta esperienza, anzi, penso che la ripeterò, anche se continuerò a comprare libri di carta.
Il DRM è un’idiozia, rende la vita difficile a chi paga e non rappresenta assolutamente un problema per chi non vuol pagare. Basta che vi facciate una googlata per trovare libri (totalmente privi di protezione) appena sfornati ed in vendita con ricchi DRM.
Il DRM serve solo a tenere lontani quelli come me che si rifiutano di comprare praticamente allo stesso prezzo una versione digitale del libro, ma castrata e complicata da usare.
Mi è bastato passare dalla trafila della doppia registrazione telecom/adobe per farmi innervosire, perché qualcuno mi deve spiegare perché se vado in libreria non vogliono sapere chi sono ed invece online lo devo dire non solo a chi mi vende il libro, ma anche a chi ci azzecca il DRM.
Senza contare che volendo essere pignoli, il fatto che qualcuno abbia dei dati che dicono che piffero di libri legge una certa persona, non è una bella cosa… no, per niente…
Purtroppo non sono le aziende come Telecom che possono cambiare questo stato di cose, sono gli editori a doversi convincere di quanto avrebbero da guadagnare trasformando un acquisto ponderato, come è quello di un libro rilegato di oggi, in un acquisto istintivo, come potrebbe essere quello di un libro digitale se fosse libero da lacci e impedimenti, in formato universale leggibile ovunque, non legato a strumenti particolari, ad un prezzo che non superi i 4 euro.
Ma tanto non capiscono.
Come già scrissi in un altro post secondo me la spinta dovrà arrivare dalla scuola, dove un solo ebook sostituirà (almeno spero) i libri di testo classici, il prezzo e la facilità di acquisto saranno le altre caratteristiche trainanti…. la rivoluzione tecnologica porta ad avere nuovi lavori e nuovi metodi di arricchimento, purtroppo le varie industrie musicali, discografiche e adesso quella editoriale tentano di mantenere lo status quo e i relativi ricavi… e per esempio la mega collezione di auto sportive di Jamiroquai !!!