


24 dicembre alle 13:41

Hanno fatto molto rumore le affermazioni del Ministro dell’Istruzione Profumo sull’utilizzo dei libri elettronici nelle scuole. Il tema è complicato anche perché investe un ambiente economico e sociale già presidiato. Ci sono le aziende editoriali che si occupano di didattica (sulle quale si potrebbe dire molto), ci sono programmi scolastici molto cambiati negli ultimi anni a cavallo delle innumerevoli riforme, strumenti tecnologici già previsti che stentano a prendere piede (le famose lavagne interattive). Ora io mi permetto solo di elencare una serie di punti fermi, poi il tratto di matita che unisce i puntini mettetelo eventualmente voi.
- il wifi è ormai previsto in tutte le scuole statali
- Gli zaini pesano
- il web è il repository ideale per contenuti didattici in progress
- Le schede fotocopiate consegnate alle elementari sono tristi
- i tablet o gli ebook reader hanno ormai costi abbordabili
- il software oggi disponibile su simili device non è pensato per la didattica
La scuola italiana tecnologicamente è a livello di terzo mondo (possibile che brillanti laureati in ingegneria non sappiano nemmeno usare un foglio di calcolo?).
Ma proprio come i Paesi del terzo mondo, l’Italia può (e deve) saltare le tappe.
Quindi ben vengano ebook e altro. Se poi queste tecnologie hanno ancora dei problemi, chi meglio di chi le sperimenta può risolverli e crearsi un lavoro e un mercato?
Profumo è un tecnico pragmatico e, paradossalmente, è più utopoista di un politico: con tutti i problemi di carattere economico, dal costo del tablet ali contraccolpi sull’industria editoriale, basterebbe una buona sperimentazione su un buon campione di istituti.