Eraclito

 

È dai piccoli particolari

18 febbraio alle 9:21

Un po’ come la goccia che scava la roccia il numero di piccoli, talvolta insignificanti gesti che frenano l’innovazione del Paese potrebbero comporre un lungo elenco rintracciabile nelle cronache quotidiane sui giornali e in rete. Due esempi di queste ore che saltano all’occhio:

La Rai sta inviando a numerose aziende che posseggono un parco computer (tutte?) la richiesta di pagamento dei bollettini speciali di abbonamento al canone (visto che i PC sono tecnicamente apparecchi in grado di ricevere il segnale TV). L’esborso totale calcolato da Rete Imprese Italia si aggirerebbe sui 980 milioni di euro.

Leggo sul Messaggero che i vigili urbani del Comune di Roma stanno multando la Provincia di Roma per “occupazione abusiva di suolo pubblico” perché i cartelli che segnalano la presenza degli hotspot wifi gratuiti del Progetti Zingaretti non sarebbero stati correttamente autorizzati.


5 commenti a “È dai piccoli particolari”
 

L’unica modalità corretta per imporre il canone Rai ai milioni dui intollerabili evasori, putroppo concentrati prevalentemente nel Centrosud sarebbe farlo pagare a rate sulle bollette dell’energia elettrica e non capisco perchè non si voglia procedere in questo senso, anzichè aumentarlo ogni anno a quei disgraziati in regola che sono appena appena maggioranza.

Andrew scrive:

Due esempi di “burocratismo” cieco, mal comune dell’Italia. Puntare il dito ha poco senso, trovare forzature per imporre un comportamento ancora di meno, fintanto che non si riesce ad insegnare un comportamento civico nelle piccole cose non riusciremo a risolvere le grandi questioni. In altre parole, mentre “il furbo” viene visto come uno che la sa lunga invece che uno che fa del male alla società (e dunque a me singolo cittadino) rimaremmo i soliti italiani. Piemontesi o siciliani che sia.

anna scrive:

oscuratemi la rai

Vega scrive:

Questione Comune di Roma/Provincia di Roma:
Non trovo nemmeno le parole per commentare ….

Questione Canone:

Premetto che di base non sono contro il canone, anzi rigengo giusto che ci sia un contributo da parte dei cittadini al servizio pubblico.

Quello che non mi va già però è che sia chiamato “abbonamento rai”, perchè è una presa in giro, quello che si paga è un tributo per il sevizio pubblico (che questo servizio poi sia dato in concessione alla RAI è un altro paio di maniche).

Ad ogni modo, mentre trovo giusto pagarlo, a prescindere da se si guarda la RAI o meno (proprio per quando scritto su), non trovo giusto che aziende che abbiano solo PC o chessò uno schermo per le videocamere, debbano pagarle e credo che a darmi ragione sia la legge stessa:

L’articolo 1 del Regio decreto/legge 21 febbraio 1938 specifica chi deve pagare il Canone in questo modo “Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto” e gli articoli successive lo specificano ancora meglio parlando di “apparecchi radioriceventi”, o ancora meglio l’articolo 29 parla della natura delle trasmissioni indicando “radioaudizioni circolari”.

Questo implica due cose: La prima è il solo possesso dell’apparecchio ad assoggettare l’obbligo (non importa se si usufrisce o no del servizio).
Ma la cosa importante è la seconda ossia che questi apparecchi devo essere 1) Radioriceventi 2) Atti o adattabili a ricevere le radioaudizioni. Quest’ultime, le radioaudizioni, tra l’altro DEVONO avvenire in frequenze ben definite ed elencate nel PNRF, come previsto dal vigente codice delle comunicazioni.

La ricezione via internet, quindi non assoggetta ad alcunchè (non avviene a mezzo areo [unico mezzo indicato nel decreto legge di cui spora] o comunque avviene al difuori delle frequenze elencante nel PNFR come atte alle radioaudizioni). Nemmeno la ricezione via WiFi perchè si usano frequenze esterne a quelle stabilite dalla legge (com prima).

Sul’addattabilità il legislatore non si è mai vuluto esprimere (c’era stata una richiesta nel 2007 da parte dell’ADUC).
Ad ogni modo, usando le altre leggi italiane possiamo dire che

I cellulari sono esclusi perchè operano su frequenze diverse e per servizi diversi a quanto stabilito nel PNRF (quindi non rientrano tra gli apparati descritti nella legge che istituisce “il canone”).

I singoli monitor non sono adattabili: adattabilità non significa modificabilità in italiano non sono sinonimi. E l’aggiunta di altri pezzi non da considerarsi è adattabilità a meno da non considerate adattabile anche una singola batteria (con l’aggiunta di un paio di condensatori, induttanze e resistenze abbiamo una radio) o un pezzo di filo conduttore (stesso discorso) lo sarebbe.

Il fatto che uno possa collegarci un decoder dietro non implica nulla: è il sintonizzatore-digitale-terrestre che riceve la trasmissione, non lo schermo (e quì sfido qualsiasi perito a contraddirmi), e restano due apparati diversi, quindi il possesso del solo schermo non assoggetta al pagamento del canone. (di contro il solo possesso del secondo sì).

Stesso discorso valga per gli elaboratori elettronici/PC (su quali frequenze opererebbero ?).

Quindi consiglio alle aziende che hanno ricevuto la lettera lì descritta di rispondere, ai sensi della 445/2000 una semplice autodichiarazione sui proprio apparati per la non adattabilità (L’onere della verifica spetta Ministero delle comunicazioni), con una diffida da ricevere ulteriori comunicazioni dello stesso tipo a meno che non contengano nuove specificazioni.

Marco “Vega”

p.s.
Non sono un avvocato, ma credo di aver stilato una buona traccia

[...] dai piccoli particolari http://eraclito.telecomitaliahub.it/2012/02/e-dai-piccoli-particolari/ "La Rai sta inviando a numerose aziende che posseggono un parco computer (tutte?) la richiesta [...]

Lascia un commento

Campo obbligatorio Inserire il nome Non verrà visualizzato Inserire indirizzo valido Inserire il commento
Campo obbligatorio
Campo obbligatorio

Cerca nel Blog

L'autore del Blog

Massimo MantelliniL'autore di Manteblogscrive su Telecom Italia
Chi è Massimo Mantellini

Massimo Mantellini è uno dei più noti commentatori della rete italiana. Blogger, editorialista per Punto Informatico, L'Espresso e IlSole24ore, si occupa da oltre un decennio dei temi legati al diritto all'accesso, alla cultura informatica e alla politica delle reti.

Articoli recenti

Commenti recenti

  • Dell’economia che? | More than More | More than More ha scritto
    [...] Eraclito, Massimo Mantellini [...]
    Su "L'anagrafe non conta " il 20 maggio alle ore 14:10
  • DB ha scritto
    Segnato in agenda. Tra un annetto abbondante ci aggiorniamo :)
    Su "Lombandia larga " il 18 maggio alle ore 6:11
  • Pier Luigi Tolardo ha scritto
    La politica francese dai tempi del Rapporto Nora-Minc della fine degli anni '80 è molto più avanti...
    Su "L'anagrafe non conta " il 17 maggio alle ore 13:42
  • Giovanni ha scritto
    Vorrei questi esempi attivi anche da noi, quando si parla di svolta in Italia. Per competenza, c...
    Su "L'anagrafe non conta " il 17 maggio alle ore 11:26
  • massimo mantellini ha scritto
    Grazie Alessandro, abbiamo molte cose che ci distinguono dai francesi, per esempio non abbiamo un m...
    Su "L'anagrafe non conta " il 16 maggio alle ore 20:40
  • Ale ha scritto
    Sono francesi nel bene e nel male, e per loro non sei "giovane", nel senso di "inesperto" a 39 anni....
    Su "L'anagrafe non conta " il 16 maggio alle ore 19:14

Archivio del blog