


27 giugno alle 11:10

Questa mattina l’account twitter di Tim segnala l’inasprimento delle pene in Giappone per il download di materiale sotto copyright. Fino a due anni di carcere e ammende fino a 20mila euro. Sempre nella giornata di oggi Punto Informatico accenna al nuovo regolamento che Ofcom sta preparando in UK, previsto non prima del 2014, che assomiglia all’Hadopi francese (con qualche scrupolo ulteriore immaginato dall’autorità indipendente inglese nei confronti dei diritti degli utenti) e che si propone di consegnare i nomi dei pirati del copyright ai detentori dei diritti dopo un certo numero di violazioni notificate dagli ISP.
Almeno per l’Europa l’impressione è che il pressing dell’industria dei contenuti sia destinato a scontrarsi contro la posizione dell’attuale Commissario europeo Neelie Kroes; quanto al resto va notato che, come sempre avviene in questi casi da almeno 15 anni a questa parte, esiste un ampio squilibrio fra le aspirazioni repressive e le proposte di concrete alternative alla pirateria. Che è da sempre vasta e lesiva dei diritti anche in funzione della latitanza di nuovi ambienti digitali legali e facili da usare. Anche in questo le cose stanno (per fortuna) rapidamente cambiando. In una importante discussione del genere, che come si vede è mondiale e molto complicata, gli ISP e i fornitori di piattaforma (che nel caso di Telecom Italia coincidono visto che l’azienda fornisce connessione e piattaforme come Cubovision, Cubomusica e Cubolibri) hanno bisogno di essere compresi con più convinzione nei processi decisionali.
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