


9 agosto alle 9:30
Su Libero di oggi c’è un articolo di Tommaso Labranca a commento di una (curiosa) ricerca tedesca secondo la quale chi non ha un profilo su Facebook è uno psicopatico:
A tale conclsione sono giunti alcuni studiosi tedeschi dopo aver notato che due protagonisti della cronaca più nera, come il norvegese Andres Breivik, autore della strage di Oslo e l’americano James Holmes, quello che si è mascherato da Batman prima di sparare nel cinema di Denver, non avevano profili sul più noto e fastidioso dei social network. Per lo psicologo Richard E. Bélanger che ha condotto la ricerca “ormai Internet è diventato una componente fondamentale della nostra vita ed è probabile che le amicizie virtuali conducano ad aumentare la consapevolezza di sé e a provare emozioni positive”.
Ergo, se non hai un profilo Facebook ornato della tua foto in cui sei ubriaco a Ibiza e che giorno dopo giorno farcisci di baggianate, banalità, qualunquismi con totale spregio della grammatica, è perché hai qualcosa da nascondere.
Ecco…io non so se sia un caso che questi studiosi siano tedeschi (esiste cosa più virtuale e psicopatica del sistema economico che stanno sostenendo contro vento e marea?) … in ogni caso, presa dal panico, corro a spalpazzare empiricamente almeno tre o quattro amici reali. E a questo Bélanger consiglio una dose di Santa Teresa d’Avila: “Vivo sin vivir en mí”!
@Monica propongo una dieta metà Facebook e metà “spalpazzamenti”
Eppure un fondo di verità ci dev’essere, perché Labranca non ha un profilo su Facebook e in effetti è un sociopatico
@Dottor D. in realtà nella parte dell’articolo non citata Labranca racconta di essere stato per un certo periodo molto assorbito da FB e di esserne poi uscito
Sì, fa così con tutti i social network: si iscrive, partecipa con entusiasmo per qualche giorno e poi, quando si accorge che tra gli iscritti c’è anche gente con idee diverse dalle sue, se ne va sbattendo la porta. Giusto l’altroieri s’è disiscritto da Twitter per la, credo, quarta o quinta volta.
Il bello è che adotta lo stesso schema comportamentale anche nei rapporti umani non digitali: difficile trovare qualcuno che l’ha frequentato per più di sei mesi senza essere mandato a quel paese, di solito senza neanche una vera spiegazione.