Eraclito

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Innamorato Fisso

24 marzo alle 10:24

“Lunedì il CT della Nazionale voleva convocare un calciatore. Egli è l’unico dei 1500 giocatori di serie A, B e C a non avere il telefonino, per cui il ct non l’ha trovato. La Tim, sponsor della Lega calcio, ha mandato Belen a casa sua per avvisarlo e accompagnarlo a Coverciano. Lui si è innamorato. Non è da escludere che abbia fatto apposta per conoscere la donna più bella del mondo”



(Maurizio Milani, dalla sua rubrica sul Foglio “Innamorato Fisso”.

 
 

Popolare la Internet italiana

23 marzo alle 7:22




Molte persone hanno segnalato in rete questo manifesto pubblicitario comparso sui muri di Milano qualche giorno fa. Uno degli obiettivi di Telecom Italia, ascoltato spesso negli ultimi tempi (obiettivo che personalmente condivido in pieno) è quello di immaginare progetti ed iniziative per popolare la Internet italiana. In questa ottica perfino una pubblicità ingenua ed elementare come questa può forse contribuire, specie nei confronti dei moltissimi che ancora in questo Paese continuano a domandarsi a cosa serva essere collegati a Internet.

(foto di Luca Sofri)

 
 

Working Capital: materia per ostinati

21 marzo alle 7:05

Venerdì sono stato a Torino. Ad ascoltare. Telecom Italia inaugurava Working Capital 2011. Mi sono seduto in platea, un po’ indietro, ho applaudito il presidente della Repubblica di passaggio, ho ascoltato i progetti di nuove società tecnologiche e ora vi dico due cose che mi sono veramente rimaste impresse. Roberto Cingolani parlare di robot e dei tentativi di farli assomigliare all’uomo. Diceva che in futuro le giunture in metallo degli androidi attuali verranno sostituite da materiali più simili a quelli umani, conduzione nervosa dentro protesi di silicone, pacchetti neuronali stratificati a costruire matrici tridimensionali. Guardavo Cingolani sul palco, il suo entusiasmo pacato da scienziato e le speranze ed i progetti per qualcosa che oggi non esiste e pensavo: impossibile. Non nei prossimi 100 anni. Più tardi è salito sul palco Antonio Presti, un signore molto lontano da uno scienziato, a raccontare di Fiumara d’arte, a spiegarci i suoi ostinati tentativi di educare alla cittadinanze attraverso l’esperienza artistica, per giunta in quartieri degradati di una città del profondo sud. Mostra immagini di grandi sculture incastonate nel paesaggio siciliano. Alcune bellissime, per quello che sembra a me, altre meno. Racconta dei contenziosi con l’amministrazione, della sua passione, questo strano incrocio fra afflato artistico e civile che ha saputo resistere agli anni. Io un po’ mi vergogno e penso: non funzionerà. L’arte non confina con la partecipazione, semmai il contrario.

Ho ascoltato molte definizioni di innovazione a Torino venerdì scorso, alcune usuali, altre meno. Innovazione è una di quelle parole che ci raffiguriamo caricata di un peso retorico considerevole. Assomiglia a “futuro” la parola “innovazione” è una specie di asticella da superare. Io torno a casa con questa idea di innovazione che è lontanissima da me. Fa rima con ostinazione e forse è ugualmente un valore. Contro il pensiero dominante, spesso contro l’evidenza delle cose, di sicuro a fronte di un numero ampio di necessari fallimenti. E forse gli innovatori che hanno cambiato la nostra vita sono persone che di fronte ad un ragionevole “non si può fare” risposero a suo tempo con una pacifica alzata di spalle.

 
 

Meno voce e (molti) più dati

16 marzo alle 15:27




Questo grafico pubblicato dal Washington Post qualche giorno fa mostra l’incremento della capacità mondiale di archiviazione. Come è evidente la fetta di storage in formato digitale è molto aumentata negli ultimi anni e la parte verde del grafico sarà in futuro destinata ad espandersi ulteriormente. C’è un altro aspetto che questo grafico non racconta e cioè che dentro la parte verde è in atto una enorme migrazione di dati dai supporti fisici (oggi ben il 22% dei dati è archiviato su DVD e blu-ray) alla cloud di Internet. La gestione di questi nuovi appezzamenti verdi è faccenda per le aziende delle TLC ed è contemporaneamente, come diciamo spesso, la nuova biblioteca di Alessandria del pianeta intero.

 
 

Cosmogonia Telecom

14 marzo alle 14:36




Cercando “Telecom” sulle immagini di Google le prime 42 immagini proposte sono così suddivise:

18 Loghi Telecom Italia, variamente rappresentati (TI, Alice, TIM)
1 Logo Telecom Italia usato come bersaglio da tiro a segno
2 Immagini dei Simpson variamente simboliche
4 foto di armadi telecom in precarie condizioni di manutenzione
2 Fiat Panda aziendali, di cui una rossa con scala sul tettuccio
1 Vignetta (non particolarmente azzeccata) di Staino
1 Vecchietto di Virgilio, il bello di Internet, con coppola

Altre immagini meno significative

Possiamo dedurne qualcosa? Direi di no. O forse sì, fate voi.

 
 

Il wifi è di tutti?

10 marzo alle 7:54

Nei giorni scorsi sono stato – mio malgrado – al centro di una ampia discussione in rete sul wi-fi pubblico. La domanda se le amministrazioni pubbliche debbano o non debbano immaginarsi fornitori di connettività (gratuita o meno) nei confronti dei cittadini, tocca molti punti dolenti, stimola afflati retorici e scalda gli animi. Io riassumerei i temi in campo così.

1) L’accesso a Internet è un diritto elementare – come sostengono da tempo alcuni – e come tale deve essere garantito a tutti i cittadini, in ogni luogo, magari gratuitamente?

2) Esiste una incompatibilità (o peggio una concorrenza sleale) fra Amministrazioni Pubbliche che predispongono piani di accesso wifi comunale gratuito e gli operatori che forniscono analoghi servizi a pagamento?

3) Quali percorsi, fra i tanti possibili, saranno in grado domani di aumentare il numero di cittadini che utilizzano la rete Internet in Italia? Conta di più l’alfabetizzazione o l’infrastruttura? O entrambi?

(non dite “entrambi che a dire “entrambi” son capaci tutti)

Si tratta di domande complesse, nella elaborazione delle quali il punto di vista e la capacità visionaria degli ISP e di Telecom Italia in particolare, avrà in futuro una grande importanza. Meglio attrezzarsi per tempo.

 
 

Phreaking Sip

7 marzo alle 7:12




Può capitare, a molti anni dalla scomparsa di simili sistemi, di scoprire, leggendone in rete, che le Carte Telefoniche della Sip fossero facilmente aggirabili mantenendo il credito telefonico attraverso l’uso di una piccola striscia di nastro adesivo sulla banda magnetica. Altri le collezionavano, altri ancora trovavano simili carte ottime come plettri per la chitarra elettrica. Sono simili quotidiane frequentazioni che creano legami forti fra alcune aziende e la loro clientela. In altre parole eccovi servito su un piatto d’argento il plot per il prossimo minifilm di Sam Mendes.

 
 

L’odore dei libri di bit

4 marzo alle 5:57

Tre domande secche sul futuro degli ebook a Giuseppe Granieri, mio vecchio amico, saggista, grande esperto delle cose della rete e da qualche tempo in una relazione pericolosa con gli ebook, nonchè direttore editoriale della casa editrice 40K.

1) I numeri della penetrazione degli ebook in Italia sono per ora molto bassi (cifr. quelli pubblicati da Antonio Tombolini qualche giorno fa) credi che in un contesto del genere sia comunque giusto che si siano rapidamente create molte piattaforme distributive differenti (Biblet di Telecom Italia, Ibs, Bookrepublic ecc.) o si tratta invece di una tipica reazione a cascata legata ad una percezione del tipo “non possiamo non esserci”

G.G. : Per come la vedo io, i numeri assoluti non sono significativi in questo momento. Ora siamo nella fase in cui si stanno costruendo i ponti tra primi utilizzatori e la prima ondata di massa, come sempre accade nell’adozione delle nuove tecnologie. A ben guardare uno può chiedersi se i numeri di oggi siano significativi solo se ha dei dubbi sul fatto che l’adozione diventerà di massa. Io sono convinto che accadrà, quindi più che sui numeri sono concentrato sui fattori abilitanti e sui fattori che possono rallentare o accelerare l’adozione. Se diamo per scontato che gli ebook saranno adottati fino a diventare la norma, la variabile interessante è capire in quanto tempo e con che velocità. Io la mia birra la scommetto sul fatto che sarà un processo molto più veloce di quanto i segnali sotto gli occhi di tutti facciano pensare.
Quanto alle varie piattaforme di distribuzione e alle varie librerie, non me ne stupisco più di tanto. Il mercato ci sarà ed è normale che tutti tentino di presidiarlo. E, anzi, trovo persino che sia un bene che ce ne siano tante, la concorrenza porterà a servizi migliori e a un’offerta più ampia. Il che significa, nel tempo, maggiore attenzione al lettore e maggiori opportunità per i lettori. Chi lavorerà meglio e saprà costruire la sua credibilità intorno a quello che i lettori vogliono, alla fine vincerà.

2) Io sono entusiasta dei social DRM, hanno un nome orrendo ma mi pare sposino alla perfezione i principi di architettura della condivisione in rete. Tu che ne pensi? Esistono ipotesi migliori, magari sul versante tutela degli interessi degli editori? (visto che la protezione dei social DRM e’ intrinsecamente debole) Pensi poi che, per quanto riguarda i DRM, si stia ripetendo anche in ambito editoriale ciò che è accaduto nell’ultimo decennio in quello musicale? (vale a dire una tendenza ad offrire prodotti via via sempre meno protetti)

G.G. : La mia posizione è molto laica e disincantata. La pirateria (ma io discuterei molto anche sul termine) non la combatti, e se la combatti comunque non la batti. L’accezione volgare dei DRM indica dei pezzi di software che utilizziamo per compensare un tipo di prodotto culturale (duplicabile a costo zero e facilmente distribuibile) che il mercato non è configurato per gestire. L’altro correttivo che usiamo sono le norme (non puoi duplicare questo prodotto perchè è reato).
Tuttavia entrambi i correttivi solo efficaci solo in parte. A me piace pensare che la soluzione sia praticare il giusto prezzo e far accedere al libro i lettori con la massima semplicità. Se agisci in questo modo, ragionevolmente diminuisci il numero di persone motivate a cercare il tuo libro sugli altri canali. Se i prezzi sono alti e un lettore deve litigare con la procedura di acquisto e con tutti i passaggi che lo separano dall’inizio della lettura (perchè magari devi convertire il file, ammattire con i DRM eccetera), probabilmente non stai facendo i tuoi interessi. Poi darei per scontato che se un libro ha successo, una percentuale del successo sfuggirà alle vendite e girerà sui canali alternativi. Non sto assumendo -ovviamente- una posizione che contiene un giudizio di merito, sto provando a descrivere come vedo lo stato delle cose oggi.
Sicuramente uno dei problemi che si porrà in maniera forte è la remunerazione di chi lavora intorno al libro. Dall’autore ai grafici, agli editor, ai traduttori. Siamo portati culturalmente ad identificare un libro col parallelepipedo di carta, ma il valore che c’è in un libro è fatto da tante persone che ne costruiscono il passaggio da testo a prodotto editoriale di qualità. Questo non cambia affatto nella transizione dalla carta all’ebook. Da un editore ci aspettiamo un prodotto ben confezionato, traduzioni, eccetera. Questo va in conflitto, spesso, con la percezione di vulgata che si ha dell’ebook come di una cosa che deve valere molto meno. Se va in crisi questo modello di remunerazione, cominceranno a diminuire i libri fatti bene, le traduzioni degli autori stranieri, e così via. Se diminuiscono i ricavi, presumibilmente aumenta l’attenzione alle spese da sostenere. Sul piano pratico, i nostri ebook sono senza DRM anche su Amazon e ovunque ci sia permesso di scegliere di non adottarli. Quanto ai social DRM, evidentemente sono di parte ma a me la logica di Bookrepublic piace molto, perché collega il lettore all’ex-libris, personalizzando la copia in un modo che piace anche a chi la acquista. Ed è un tipo di ragionamento che, invece di creare problemi come i DRM tradizionali, in futuro potrà collegare al lettore diversi servizi utili. Io vorrei una logica simile in ogni store in cui vendiamo libri.

3) Tu sei un sostenitore di una idea di lettore di testi digitali che sia saldamente connesso ai propri fili di rete e quindi con una attitudine forte alla socializzazione delle proprie letture e all’utilizzo di piattaforme di rete che lo consentano, come ad esempio Goodreads. Non credi che l’esperienza di lettura sia primariamente una esperienza personale e che la conversazione sulle letture sia un ambito sociale successivo e separato?

G.G. : Sono due cose e due momenti diversi. Quando leggi sei solo con l’esperienza immersiva del testo. Ma la lettura ha poi una dimensione culturale che è piacevole da condividere. E’ come quando vai al cinema e poi ne parli con gli amici. O come quando metti sul tuo blog un commento su un disco che ti è piaciuto. I libri, come la musica, come i film, ci danno delle emozioni o ci stimolano delle riflessioni che poi sentiamo di dover condividere.
A me per esempio, da lettore che legge su iPad, manca un collegamento diretto tra il sistema di note ed evidenziazione del testo e il mio blog. Mi piacerebbe un sacco poter evidenziare un passaggio, commentare il brano, premere un tastino e farne un post sul blog. Ma forse per chi è iscritto ai miei feed è meglio così :)

 
 

Un paese di santi, navigatori e gallerie

2 marzo alle 6:03




Eraclito sta guadagnando considerazione anche ai piani alti di Telecom Italia. Così oggi, dopo poche ore dal post sullo stato del wi-fi sui treni ad alta velocità, Oscar Cicchetti spiega quali siano i temi tecnici e i prossimi passi dell’azienda al riguardo. È esattamente questa una delle dinamiche comunicative che ci interessava stimolare quando abbiamo pensato questo progetto. (A margine metto a verbale una personale opinione: un accesso wi-fi di qualità per me, viaggiatore occasionale, è fortemente prioritario rispetto a qualsiasi offerta contenutistica annessa).

 
 

Il Ministro per la Semplificazione

28 febbraio alle 23:42

La scorsa settimana ho preso un paio di volte il Frecciarossa Milano Roma dove da qualche tempo è attiva la sperimentazione wi-fi di Telecom Italia e Trenitalia. Probabilmente non sono il cliente perfetto per chi ha pensato il servizio visto che non posseggo un abbonamento TIM o Vodafone attraverso il quale gestire velocemente l’autenticazione e l’acquisto (ad un prezzo simbolico di 0,01 euro fino al 31 marzo prossimo) delle credenziali d’accesso. Forse anche il fatto che non avessi con me un notebook ma solo il mio iPad ha ulteriormente complicato le cose. Compilare la lunga form di registrazione (un mucchio di campi obbligatori compresi data di nascita e residenza la cui necessità un po’ mi sfugge) per acquistare il servizio con carta di credito richiede molto tempo ed il passaggio fra 4 o 5 schermate, con il server che spesso va in time out costringendoti a ricominciare da capo, non l’ho trovata una esperienza piacevolissima. La mia prima volta, qualche tempo fa (quando però il servizio era davvero agli esordi) sulla tratta Bologna-Milano, dopo 15 minuti di infruttuosi tentativi (il viaggio dura un’ora in tutto) scelsi di rinunciare al wi-fi per ritornare alla mia usuale connessione 3G. Poi ho letto in giro che il servizio è andato migliorando. La settimana scorsa, con qualche maggiore ostinazione, ho iniziato a combattere con il sistema di registrazione alla partenza per Roma da Bologna: ho iniziato a navigare felicemente in wi-fi solo verso Firenze. Qualche giorno dopo lo stesso: grandi difficoltà di accesso alla rete (le credenziali purtroppo durano solo 24 ore e ogni volta tocca iniziare tutto da capo) seguite da un servizio continuo ed onesto una volta ammesso dentro le mura confortevoli degli autenticati. Così questa sera mi sostituisco per un istante al Ministro per la Semplificazione Calderoli e per il futuro propongo sottovoce che l’accesso wi-fi sulle tratte dell’alta velocità italiana sia possibile acquistarlo (anche) assieme al biglietto elettronico del nostro viaggio. Una semplice password a tempo scritta sul biglietto e null’altro. Mi sbaglierò ma secondo me funziona.

p.s. voi come vi siete trovati?

 

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Massimo MantelliniL'autore di Manteblogscrive su Telecom Italia
Chi è Massimo Mantellini

Massimo Mantellini è uno dei più noti commentatori della rete italiana. Blogger, editorialista per Punto Informatico, L'Espresso e IlSole24ore, si occupa da oltre un decennio dei temi legati al diritto all'accesso, alla cultura informatica e alla politica delle reti.

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    Sono francesi nel bene e nel male, e per loro non sei "giovane", nel senso di "inesperto" a 39 anni....
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