


26 novembre alle 15:25
Molti anni fa i primi siti web informativi della rete Internet avevano una sezione che ora non c’è più. Nulla di complicato: una serie di link che rimandavano a cose interessanti che era possibile trovare altrove in rete, spesso su progetti editoriali concorrenti. Ho sempre pensato che fosse una idea bellissima, molto in linea con l’economia del dono che è uno dei capisaldi di Internet. Così questa mattina, anche in onore di buonenotizie.it che ha vinto uno dei premi di Working Capital segnalo due progetti belli della “concorrenza”.
Vodofone sta per aprire un giornale online che si chiamerà Vodafone News che, oltre alle novità aziendali, si occuperà di tutto il settore delle tlc e dell’on line.
Fastweb con la collaborazione di Diesel ha appena coperto in wi-fi tutta la città di Bassano del Grappa.
23 novembre alle 2:11

Mi avevano invitato (insieme a mia figlia Francesca) e mi sarebbe piaciuto andare. A Milano Navigare Sicuri organizzava per oggi una tavola rotonda genitori-figli sui temi della sicurezza in Rete. Se sarà disponibile la registrazione nei prossimi giorni penso la seguirò. Per una volta mi piacerebbe ascoltare adolescenti che parlano dell’approccio a Internet dentro le loro famiglie, un tema in larga parte sconosciuto, che troppo spesso affidiamo a preconcetti da adulti e paure preconfezionate.
16 novembre alle 11:28
Molti, in questi giorni di grandi rivolgimenti politici, chiedono la messa in campo di un Ministro per Internet. O qualcosa del genere. Un’altra soluzione possibile, forse più utile, sarebbe quella di non immaginare che una nuova carica senza grandi poteri possa fare la differenza ma di provare a mettere più Internet nei Ministeri.
16 novembre alle 11:05

Domani e dopodomani doppio appuntamento torinese. Si comincia con Italian Sessions dedicato all’universo femminile. Tra gli ospiti Armando Masserenti, Nicla Vasallo e Luciana Litizzetto.

Venerdì invece puntata finale di Working Capital con le premiazioni finali del Tour dei Mille (poi diventati 2000 e oltre). Noi saremo là.
14 novembre alle 10:41
Oggi a Roma ad Happy Birthday Web ci sarà anche Tim Berners Lee. Quoto alcune sue risposte alla bella intervista che oggi Riccardo Luna gli ha fatto per Repubblica:
L’idea del Web, quello che sta dietro tutto, è che se una persona ha una mezza buona idea e l’altra metà sta nella testa di un altro, il Web è il connettore che permette alle due metà del cerchio di unirsi. L’idea è una rete da tessere”.
“C’è una battaglia, o meglio, una tensione costruttiva, fra l’esigenza di fare soldi e quella di innovare. Un’azienda può avere la necessità di controllare l’intero sistema per fornire buone prestazioni e acquisire clienti e quindi pagare bene i propri programmatori. Ma se finisce con l’essere troppo dominante e chiusa limitando la libertà della gente, perderà mercato. Un giardino meraviglioso ma chiuso non può competere con la bellezza di una folle e indomita giungla”.
“Prima di tutto penso che l’ubiquità della Rete sia più importante della velocità. La velocità è importante se vuoi vedere un video in alta definizione; ma l’ubiquità, anche con connessioni più lente, significa che puoi ricevere e spedire la posta e far parte dell’economia digitale. E poi: dando una banda larga minima a tutti si possono spostare i pagamenti pubblici online risparmiando un sacco di soldi. Insomma, penso che dovreste fare un grosso sforzo per colmare il divario digitale, per portare la Rete anche nelle aree rurali e in quei luoghi dove c’è gente che semplicemente non ha ancora imparato ad usare questa tecnologia”
13 novembre alle 13:37

I primi dati resi noti, prima ancora della chiusura dei termini a riguardo del Censimento Istat online, sono né buoni né cattivi. Il 37,6% degli italiani ha ritenuto di compilare il censimento via Internet. Ma il dato sorprendente, che forse ci dovrebbe suggerire qualcosa sul tema della adozione delle nuove tecnologie e sulle dinamiche che la sottendono, è quello secondo il quale la regione con il maggior numero di Censimenti compilati in rete è il Molise (53,2%). Subito dietro la Sardegna, la Calabria e la Campania. Tutte regioni tradizionalmente arretrate nelle classifiche di adozione della rete.
9 novembre alle 13:06

Da domani e per tre giorni a Trento si discute di rete nell’ambito del Internet Governance Forum 2001. La sede del convegno non è casuale, il Trentino Alto Adige è oggi una sorta di importante laboratorio (assieme alla Lombardia) della collaborazione pubblico-privato per lo sviluppo della rete. Telecom Italia partecipa all’iniziativa in particolare con Oscar Cicchetti che sarà presente all’incontro “Mai più senza Rete“. Il titolo dice tutto.
Negli ultimi 15 anni le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno già determinato la metà dell’aumento di produttività in Europa ed è probabile che questa tendenza sia sempre più marcata. La congiuntura economica negativa ha modificato e sta ancor più modificando profondamente gli scenari internazionali. Il fattore di successo abilitante per l’utilizzo innovativo delle tecnologie è la rete (a banda larga) che dovrà essere sempre più in fibra, di qualità e simmetrica, per garantire l’erogazione di servizi e applicazioni di nuova generazione. Quindi la Rete è il tema centrale, urgente e importantissimo per la vera trasformazione del Paese. In attesa di una effettiva politica nazionale, alcuni territori e la Provincia autonoma di Trento tra questi, hanno già avviato con risorse proprie la realizzazione della rete.
Intervengono
Sergio Bettotti
Direttore Dipartimento Innovazione e ICT della Provincia autonoma di Trento
Oscar Cicchetti
Direttore Strategie di Telecom Italia S.p.a.
Gabriele Falciasecca
Presidente Lepida S.p.a.
Alessandro Longo
Giornalista ed esperto di tecnologia, L’espresso, Repubblica, Il Sole 24 Ore
Francesco Loriga
Dirigente SIRIT, Provincia di Roma
Paolo Nuti
Presidente Aiip, Associazione Italiana Internet Provider
5 novembre alle 12:03

Su Repubblica di oggi c’è una intervista di Laura Serloni a Franco Bernabè nella quale il Presidente di Telecom Italia annuncia l’intenzione dell’azienda di non utilizzare più in futuro la cartellonistica stradale per la pubblicità. Questioni di sicurezza stradale e di decoro. Non solo, Telecom sosterrà i comitati che protestano a Roma per modificare il regolamento sulle affissioni e avvierà una azione di moral suasion in tal senso nei confronti delle altre aziende.
p.s. interessante che i comitati stiano utilizzando street view per documentare il degrado.
3 novembre alle 11:59
La discussione sul futuro della rete internet ha aspetti ricorsivi anche piuttosto fastidiosi. Poiché la rete è globale, complessa e potenzialmente in grado di incidere su buona parte delle nostre vite, tendiamo a parlarne sempre in termini assoluti, evidenziando i grandi rischi e le enormi opportunità. Ma fatichiamo a entrare negli aspetti concreti delle cose. Così qualche giorno fa ho apprezzato molto Gigi Cogo che su Friendfeed ha chiesto ai sui contatti di esprimersi concretamente sul digital divide culturale. Che è – come sapete – il principale problema che affligge lo sviluppo della rete Internet in Italia. Come si fa a “spiegare” Internet alla metà degli italiani che non la considerano? Copio e sintetizzo alcune delle indicazioni uscite dalla discussione e spero ne giungano altre:
- accordi di collaborazione su progetti concreti con Università, centri di ricerca e Parchi scientifici che consentano il trasferimento di “conoscenza”
- finanziamento di master per i dipendenti
-figura itinerante del digital assistant. Noleggiabile dalle aziende e dalle istituzioni.
-”Non è mai troppo tardi in TV”. Magari il nuovo Maestro Manzi potrebbe essere un Massarini (ricordate Mediamente?)
-education ai genitori perché capiscano l’uso che della tecnologia fanno i figli
-sconti a chi compra online (o meno tasse, o consegna gratuita, o detassata), incentivare l’ecommerce dei ticket per cinema, treno, bus
Queste sono alcune delle idee ma sarebbe una buona cosa che iniziassimo tutti a raccoglierne altre. Credo che anche Telecom Italia possa essere interessata ad un progetto di inclusione digitale del genere. Per conto mio è evidente che dobbiamo immaginare un progetto di medio periodo e che i luoghi principe di simili trasformazioni dovrebbero essere la scuola e l’università. Ma anche il resto delle piazze del Paese vanno comunque bene.
28 ottobre alle 7:10
Al Festival della Scienza di Genova, abbiamo chiesto a Derrick De Kerckhove di spiegarci quale è stato il ruolo di Internet nella Primavera Araba.
Eraclito: “Internet ha mutato radicalmente le dinamiche di partecipazione politica dei cittadini. Una delle prime preoccupazioni dei regimi, per esempio durante la recente primavera araba, è stata quella di cercare di spegnerla. Lei crede che il ruolo della rete in simili rivolgimenti sociali sia sostanziale? Le rivoluzioni succedono per merito di Internet o sarebbero accadute ugualmente pur se con maggiori difficoltà?
De Kerckhove: No, no e abbiamo le prove di questo. E’ stata la Tunisia a dare il via al movimento. Io penso che WikiLeaks sia stato il vero punto di partenza, perchè è stato quello il momento in cui la trasparenza invece di restare in ambito locale si è aperto al mondo globale. Questo passaggio dal locale al globale, via WikiLeaks, ha dato un forte segnale sulla furbizia e non affidabilità dei nostri governi e delle nostre banche. Successivamente la storia si è spostata in Tunisia e cosa è successo lì? E’ successo che per 6-7 volte il popolo ha provato ad andare in strada a fare la rivoluzione contro Ben Alì. Non ci sono riusciti, perchè non solo la repressione era brutale, ma era anche perfettamente controllata, direi ermetica. Successivamente hanno iniziato a fare video, con i tablet, le telecamere e a metterli su Facebook, che era aperto e non sotto il controllo statale. A quel punto le persone hanno potuto distribuire a livello mondiale le immagini della repressione, che erano orrende. Io ne ho viste alcune, come per esempio quella di un uomo che aveva metà del cervello fuori dalla testa. A questo punto l’opinione non è più locale, ma diventa globale e un’opinione non più controllata localmente e che diviene globale è una forma di pressione particolare.
Poi c’è stato Altair dal Cairo […], poiché Twitter era molto più seguito in Egitto, anche se non era poi così diffuso. In Egitto circa il 57% degli utenti connessi erano di sesso maschile, ma il 76% erano le donne che organizzavano per gli uomini i vari modi di distribuirsi; si era formata una rete di informazione che segnalava dove era possibile andare e dove, invece, c’erano eventuali pericoli. Un modo di organizzare le truppe che è avvenuto proprio in questa maniera. Mi sarebbe piaciuto che le cose fossero andate in modo un po’ meno prevedibile in Libia, ma passiamo oltre questo discorso. Ora sono molto felice del movimento internazionale Occupy Wall Street, perchè finalmente abbiamo un movimento che sta chiedendo una cosa che abbiamo il completo diritto di avere.
Qui l’intervista completa.