


2 febbraio alle 8:43
Secondo gli ultimi dati Audiweb in un giorno medio dell’anno 2011, in Italia si sono collegate a Internet 12,7 milioni di persone. In quello stesso giorno, secondo Italia Oggi, 11,5 milioni di persone hanno guardato un programma TV. La crescita di utilizzo di Internet rispetto al 2010 è del 6,9%. Il numero di connessioni mobili è aumentato enormemente, il 55% in più.
Del declino della TV e della grande crescita di Internet sono piene le pagine dei quotidiani da anni. In USA qualche tempo fa le discussioni sullo ipotetica migrazione degli utenti dalla fruizione TV all’attivismo on line hanno causato anche qualche accesa polemica, per esempio fra Clay Shirky e Nicholas Carr. Il primo sostiene che il tempo delle persone dedicate alle attività di rete è tempo strappato al bivacco sul divano di fronte allo schermo TV, il secondo che fa notare come in USA il consumo televisivo non sia comunque calato.
Del resto anche i dati Audiweb mostrano qualche elemento di preoccupazione: nel 2011 il tempo che ciascun navigatore italiano ha trascorso on line si è ridotto rispetto all’anno prima (1 ora e 23 minuti rispetto a 1 ora e 32 dell’anno precedente) e lo stesso è accaduto al numero di pagine viste on line.
Telecom Italia è al centro di questi processi sociali in rapida evoluzione. Non esiste, del resto, alcuna contrapposizione fra Rete e TV, occorrerebbe abbandonare le troppe semplificazioni al riguardo. Esiste invece una chiara contrapposizione fra i cittadini più attivi e meglio informati e quelli che invece lo sono meno.
30 gennaio alle 12:55

Mentre in questi giorni, specie su Twitter, si discute molto delle (basse) retribuzioni delle collaborazioni giornalistiche, vedo sull’inserto economico di Repubblica di oggi un articolo su VBanner, prodotto di revenue sharing di Matrix, società del Gruppo Telecom, pensato per ridistribuire ai blogger, in maniera semplice ed intuitiva, parte dei proventi della pubblicità on line. È in fondo una delle risposte possibili alla crisi economica dell’informazione di carta ma, esattamente come avviene per altri soggetti che immaginano architetture informative in rete (dai web magazine come Il Post, Lettera 43 o Linkiesta, ad altri sistemi ibridi di aggregazione contenuti), la fortuna di simili iniziative si basa sempre e comunque su un numero di lettori molto ampio. È un vero peccato: potremmo disporre di un ambiente informativo molto stimolante e variegato ma la sua crescita si scontra con una rete Internet italiana ancora oggi piuttosto vuota di persone interessate alle notizie.
25 gennaio alle 0:53

L’idea di Orange di fornire gratuitamente l’accesso a Wikipedia sui propri telefoni mobili in Africa e nel Medio Oriente è una idea semplice e fenomenale. Che si potrebbe per una volta copiare così com’è.
(via The Guardian)
22 gennaio alle 13:32
Telecom Italia ha vinto l’edizione 2011 degli “Awards europei e dei Premi Relazioni con il cliente cittadino” organizzati dall’European Confederation of Contact Center Organizations (ECCCO). È una buona notizia ovviamente ed una occasione per dire che molte cose stanno cambiando rapidamente nei rapporti fra azienda e cliente e che il motore del cambiamento è stato negli ultimi anni senza dubbio lo sviluppo della rete. Customer Care è un termine il cui significato si è ampliato moltissimo e che interseca ogni giorno di più un’altra parola meno frequentata ma altrettanto importante: reputazione. La cura del cliente ha oggi un senso compiuto se si occupa non solo delle risposte dirette alle urgenze immediate ma se offre gli stessi strumenti di relazione e contatto che gli utenti ormai utilizzano ogni giorno. Per questo è significativo che Telecom Italia abbia immaginato una struttura di caring su Twitter e su Facebook e sui social network in generale, per le stesse ragioni è utile che le relazioni con la clientela (e non solo) comprendano anche strumenti di informazione e confronto aperto come cercano di essere Eraclito e Voices.
22 gennaio alle 1:55
Agli amici di Navigare Sicuri mi sentirei di consigliare la lettura del bellissimo ritratto che il New York Times di ieri ha dedicato a Danah Boyd, ricercatrice e antropologa che da anni si occupa delle dinamiche sociali dei minori alle prese con Internet.
“The most deadly misconception about American youth has been the sexual predator panic,” she said. “The model we have of the online sexual predator is this lurking man who reaches out on the Internet and grabs a kid. And there is no data that support that. The vast majority of sex crimes against kids involve someone that kid trusts, and it’s overwhelmingly family members.”
“She was the first to say that the teenagers at risk off line are the same ones who are at risk online,” said Alice Marwick, a postdoctoral researcher at Microsoft who works closely with Dr. Boyd. “It’s not that the Internet is doing something bad to these kids, it’s that these bad things are in kids’ lives and the Internet is just a component of that.”
Una voce colta e assai differente da quelle preoccupate e un po’ lugubri che siamo soliti ascoltare in Italia sui rischi legati all’utilizzo della rete da parte dei nostri figli.
18 gennaio alle 12:44

La serrata odierna di molti siti web americani contro il progetto di legge chiamato SOPA serve anche per una constatazione di realtà che riguarda Internet: per la prima volta abbiamo un mondo delle idee fortemente collegato, che attraversa i confini nazionali, le lingue differenti e le consuetudini sociali. È del tutto impossibile immaginare che una legge che riguarda Internet, buona o cattiva che sia, promulgata in un paese qualsiasi, non abbia significative conseguenze anche su tutti gli altri. Per le azienda la dinamica è la stessa: le buone e le cattive prassi sono magnificate dai link. In un mondo collegato, se si sceglie di farne parte, non è più possibile chiamarsi fuori.
12 gennaio alle 14:06

Oggi il New York Times conferma che l’evento Apple previsto per il prossimo 19 gennaio riguarderà la scuola e i libri di testo. Si terrà al Guggenhaim Museum. Come abbiamo detto spesso l’editoria elettronica per le scuole è oggi un territorio importantissimo e ancora inesplorato anche nel nostro paese. E per associazione di idee dico anche che noi abbiamo il Ministro Profumo ed il MART di Rovereto.
12 gennaio alle 12:25

Le grandi difficoltà di equilibrio delle piattaforme sociali in rete sono in questi giorni assai evidenti. Dalle parti di Facebook, di Twitter e di Google si scontrano due temi fondamentali per la sussistenza di questi servizi: il loro essere cresciuti, da una parte, su dinamiche di rete aperte e fortissime, gestite in prima persona dagli utenti, basate sul desiderio di conoscenza, su sentimenti di curiosità e idee di prossimità e quella di dipendere, dall’altra, dalla necessità di governare economicamente queste spinte sociali altrui. Dopo il periodo della grande espansione è tutto un fiorire di piccole o grandi coercizioni: Facebook utilizzerà i nostri profili per reclamizzare i prodotti commerciali dei suoi inserzionisti, Twitter aggiunge cinguettii sponsorizzati, Google accompagna per mano i propri utenti loggati dentro una search non più neutra ed univoca ma modellata su nuovi filtri sociali interessanti (per Google). Va in onda insomma la attesa grande debolezza delle piattaforme proprietarie alle prese con l’economia del dono e con quel bene contingentato che è in rete l’attenzione (e la pazienza) di ciascuno di noi. È esattamente in questo momento, da adesso in avanti, che per i fornitori di accesso alla rete come Telecom Italia, almeno su certi servizi come per esempio la Cloud, sarà possibile proporsi come alternativa socialmente neutra ed economicamente già in parte sostenuta. Almeno per quanto attiene ai servizi basic.
9 gennaio alle 19:29
Tre spunti dalle cronache di questi giorni per ragionare sulla rete Internet che cambia il mondo. Kodak, una sorta di icona dell’industria tecnologica di solo qualche lustro fa è sul’orlo del fallimento.
The reality: Instead of heading toward sustained profitability, Eastman Kodak is preparing to file for bankruptcy in coming weeks, The Wall Street Journal reported last week, quoting “people familiar with the matter.” Kodak wouldn’t comment on the report
Vinton Cerf dalle colonne del New York Times raffredda molti degli entusiasmi (specie italiani) sull’assuzione di Internet fra i diritti dell’uomo. E il telefono allora? si chiede Cerf. Tutto piuttosto condivisibile tranne forse la parte finale: una etica ingegnerocentrica sembrerebbe una idea piuttosto balzana. Se la tecnologia è solo uno strumento, nemmeno gli ingegneri possono essere l’Apostolo Paolo.
In this context, engineers have not only a tremendous obligation to empower users, but also an obligation to ensure the safety of users online. That means, for example, protecting users from specific harms like viruses and worms that silently invade their computers. Technologists should work toward this end.
Gira in rete una interessante (e lunga) conferenza tenuta da Cory Doctorow qualche giorno fa al 28° Chaos Communication Congress. Il discorso di Doctorow, che è una mente brillantissima e preparata ha molte attinenze con le due notizie qui sopra. I computer diventeranno elettrodomestici perdendo la carica innovativa e libertaria delle origini ? Il punto di vista del geek è importante, lievemente catastrofista anche se non necessariamente definitivo. In ogni caso, ce ne fossero.
p.s. se cliccate il tasto CC dei sottotitoli e selezionate “traduci sottotitoli” potete selezionare anche l’italiano.